Il Messaggio

Apostolo, teologo e maestro spirituale dell’Ordine di Sant’Agostino. Simone Fidati fa della contemplazione, dell’obbedienza e dell’umiltà, della sincerità e della purezza i capisaldi del suo messaggio.

A Cascia, è noto per il Miracolo Eucaristico del quale è spettatore e custode e di cui si conserva la reliquia nella Basilica inferiore di Santa Rita. In realtà, Simone ha molto più da raccontare: è, infatti, una delle grandi guide spirituali del suo tempo, in particolare nelle città di Firenze e di Roma e dell’area di Cascia.

Come Sant’Agostino, Simone è un contemplativo. Fin da giovane, si dedica completamente alle cose di Dio. Per questo, ama la quiete e il silenzio. Gli piacciono l’amicizia e il vivere insieme, ma solo se servono a cercare Dio con più slancio e più ardore.

Scrive delle pagine molto belle sulla quiete e sulla pace del deserto. Il deserto per lui non è inteso tanto come luogo geografico, soprattutto lo vive come luogo interiore, dove ascoltare la parola di Dio e incontrare Cristo. Quel posto dove riuscire a distaccarsi dalle cose e dalle comodità, per coltivare l’essere e non l’avere.

Per il Beato, la sintesi tra la nostalgia del deserto e la chiamata della Chiesa all’apostolato non è affatto facile. Anzi, è sofferta e graduale, come anche per Sant’Agostino. La molla interiore che gli permette di comporre questo dissidio è l’obbedienza.

Obbedienza alla Chiesa e ai superiori del suo Ordine: questa è forse la caratteristica più interessante del pensiero di Simone. Obbedienza intesa come espressione concreta dell’amore a Dio e al prossimo. Obbedienza intesa, non come servile sottomissione o repressione delle proprie potenzialità, ma come espressione più alta della propria libertà e del dominio di sé.
L’obbedienza è la chiave di volta per comprendere non solo la sua vita, ma tutto il suo pensiero, come del resto quello di Sant’Agostino.
La disobbedienza di Adamo ed Eva e l’obbedienza di Maria e Gesù stanno alla base e al centro di tutta la storia della salvezza. Il “sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra” della preghiera del Padre Nostro e il “Padre, non la mia, ma la tua volontà sia fatta” dell’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi, sono il cuore del Vangelo e del mistero della Redenzione.

Sulla scia del pensiero di Sant’Agostino, Simone afferma che il seme di tutti i mali è la propria volontà, mentre l’obbedienza è il germe di tutti i beni. Ne è così convinto che scrive: “colui che lietamente porta lo peso e la fatiga dell’ubbidienza è martire senza sangue”.
L’obbedienza è la porta e l’apice di tutte le virtù. Il nostro Beato lo predica dai pulpiti, lo scrive ai suoi figli spirituali, lo mette in pratica con la sua vita.
Questa posizione di Simone è tanto più importante quanto più molte correnti spirituali del suo tempo pongono l’accento sulla povertà.

L’obbedienza autentica nasce dall’umiltà. Così Cristo, mite e umile di cuore, che si fece obbediente fino alla morte di croce. Così Maria, umile serva del Signore. Così ogni vero cristiano.
L’umiltà conduce Simone a mettere da parte le proprie inclinazioni e convinzioni, a vivere con molto timore e tremore e a confidare solo in Dio e nella sua grazia.

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