La Vita

Il Beato Simone Fidati da Cascia, nato a Cascia verso la fine del XIII secolo, probabilmente nel 1285, fu un grande apostolo, predicatore infaticabile e ricercato maestro di spirito. Ottimo teologo, è uno dei più importanti scrittori spirituali del Trecento.

Durante la prima giovinezza, mentre è impegnato negli studi filosofici e storici, ha un incontro decisivo a Cascia con il famoso asceta francescano Angelo Clareno, che lo converte agli studi teologici, come racconta Simone stesso in un passo del De gestis Domini Salvatoris.

Entrato nel Convento agostiniano di Cascia, Simone si sente attratto dall’esperienza eremitico-contemplativa, portata avanti in vari eremi della zona e particolarmente in quello di S. Croce, fondato proprio in quegli anni (1308) dagli agostiniani Andrea Casotti e Giovanni da Norcia, in un luogo impervio e molto suggestivo. Ma viene convinto dai suoi confratelli e superiori, tra cui il Beato Simone da Todi (+ 1322), a ricevere il sacerdozio per il bene delle anime. Il Beato Simone accetta, rifiutandosi però per umiltà di prendere qualsiasi titolo accademico e conservando sempre una grande nostalgia del silenzio e della pace degli eremi, che si rivela in seguito nelle pagine belle e attuali scritte sul “fare deserto” per incontrare Cristo.

Simone, benché ammiratore ed amico degli spirituali francescani, guidati da Clareno, rifiuta le loro esagerazioni teoriche e pratiche sul primato assoluto della povertà e difende, invece - con la predicazione, gli scritti e l’esempio - il primato dell’obbedienza, “chiave che apre lo paradiso”, “porta e apice di tutte le virtù”.

Proprio per obbedienza all’Ordine, il Beato si dedica ininterrottamente per 27 anni alla predicazione, percorrendo tutto il Centro Italia, particolarmente la Toscana, e raccogliendo ovunque copiosi frutti spirituali.

Dato che Simone predica sempre la verità con grande coraggio e forza, senza paura di nessuno, le autorità fiorentine gli impongono di ritrattare le accuse di corruzione lanciate dal pulpito contro la città e le sue istituzioni. Il Beato non cede di un millimetro e, tra l’altro, risponde: “Non temo le vostre minacce, né cerco l’approvazione o l’applauso di alcuno”. Infatti, in occasione della disastrosa inondazione dell’Arno, avvenuta il 1° novembre 1333, scrive ai fiorentini una bellissima lettera, invitando tutti al pentimento e al ravvedimento e minacciando, altrimenti, più tremendi castighi divini.

Intorno al 1330, Simone fonda a Firenze il Monastero di Santa Elisabetta, detto delle Convertite, per le numerose prostitute che, conquistate dalla potente parola del Beato, vi entrano a fare penitenza.
Nel 1345, sempre a Firenze, fonda il Monastero di San Gaggio, ancora esistente, dedicato a Santa Caterina.

Davvero numerose, sono le comunità religiose e le singole persone, consacrate e non, che lo hanno avuto come guida spirituale, benché Simone cerchi di evitare, nella sua umiltà e saggezza, questo compito così delicato.
Anche molte persone della nobiltà e della cultura lo scelgono come guida. Tra loro, ci sono il grande uomo politico, Tommaso Corsini, ambasciatore della Repubblica fiorentina, e il pittore Taddeo Gaddi, discepolo di Giotto, influenzato dal Beato anche nell’espressione artistica.

Simone muore di peste, probabilmente a Roma, il 2 febbraio 1348.

Il suo nome è legato anche al Miracolo Eucaristico del 1330, avvenuto a Siena e che lui porta a Cascia. Il Miracolo è custodito, insieme alle spoglie del Beato, nel Santuario di Santa Rita, concittadina e consorella di Simone, vissuta circa un secolo dopo di lui.

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