Nuovo ospedale per la Valnerina

01/02/2018

Al via, il progetto del Monastero Santa Rita per tutelare il diritto alla salute

«Riesci a immaginare? A queste persone, gli cambi la storia della vita. Il nostro è il lavoro più bello che esiste». Mario De Carolis, 50 anni il prossimo agosto, ora fa il sindaco di Cascia ma, del suo lavoro, quello di fisioterapista, parla come fosse il valore aggiunto alla sua esistenza.

Sono a colloquio con lui, perché le monache del Monastero Santa Rita hanno dato il via a un grande progetto sociale, che coinvolge tutta la città, e non solo.

Il progetto si chiama “Un ospedale per la Valnerina” e consiste nel riconvertire in ospedale la struttura delle monache conosciuta come Casa Esercizi Spirituali “Santa Rita”. «A causa degli eventi sismici del 2016, infatti» spiega il sindaco «gli abitanti della Valnerina hanno perduto il centro di riferimento locale dove ricevere cure e assistenza medica e ora sono costretti a percorrere chilometri e chilometri di strade di montagna per raggiungere l’ospedale più vicino».

L’obiettivo del progetto è quindi restituire un’adeguata assistenza sanitaria a Cascia e a tutta la Valnerina. Nello specifico, si tratterà di un centro specialistico con 20 posti letto per la riabilitazione di persone, tendenzialmente dai 18 anni in su, affette da patologie neurodegenerative (dalla sclerosi multipla all’ictus), ortopediche (come i traumi da incidente) e reumatiche (che possono interessare articolazioni, ossa, muscoli, ma anche organi e tessuti).

Inoltre, il centro avrà un polo di altri 20 posti letto dedicato a tutti quegli anziani che necessitano dell’RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale, che in pratica include tutti i casi di persone che vengono dimesse dall’ospedale ma che non sono pronte, in termini di abilità e autonomia, a ritornare a casa perché bisognosi di un periodo di riabilitazione).

Assicurare un ospedale alla Valnerina significa anche restituire parte dei posti di lavoro in loco, perduti in conseguenza delle scosse sismiche. Le figure professionali necessarie al nuovo ospedale, infatti, sono valutate tra le 35 e le 40 unità, tra medici, infermieri, operatori sociosanitari, fisioterapisti e logopedisti, oltre all’indotto che sarà generato.

«L’impegno che le monache si sono assunte per il bene comune» racconta Suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero Santa Rita di Cascia «è quello di offrire una struttura adeguata ad accogliere il nuovo ospedale. Una volta terminato il progetto di riconversione di “Casa Esercizi”, l’ospedale sarà dato in gestione all’USL Umbria 2, abbiamo già firmato l’accordo alla fine del 2017, affinché l’ente pubblico possa continuare a garantire il diritto alla salute sul territorio».

«Il nuovo ospedale» spiega ancora il sindaco «consentirà poi di ripristinare il centro dedicato ai pazienti colpiti da sclerosi multipla, che a Cascia era un polo d’eccellenza interregionale, prima che il terremoto rendesse inagibile la struttura ospedaliera della città. Questa specificità» conclude il sindaco «era un fiore all’occhiello, tanto che venivano qui a curarsi pazienti da tutta Italia». Pazienti che spesso, proprio perché c’è Santa Rita, decidono di venire a curarsi sul borgo della speranza.

«Devi pensare che quando i pazienti arrivano» prosegue De Carolis «spesso sono gravissimi e il nostro compito è, prima di tutto, capire la persona. A volte devi essere severo, a volte no… devi stare attento alle anime più fragili. E su questo aspetto l’assistenza spirituale garantita dai padri agostiniani è stata sempre preziosa. E quando poi vanno via, e magari lo fanno stanno in piedi o aiutandosi con la stampella… sapere di aver contribuito a migliorare la loro vita… è un dono anche per noi stessi». Un dono per chi lo fa, ma soprattutto per chi lo riceve. Un dono che la Famiglia Agostiniana e il Comune di Cascia vogliono continuare ad assicurare a chi ha bisogno. Ma per farlo, le monache si sono prese l’impegno di trovare i fondi utili alla realizzazione del loro progetto.

L’avvio dei lavori, intanto, è stato reso possibile a inizio anno da un importante primo finanziamento ottenuto grazie alla Fondazione Francesca Rava - NPH Italia Onlus per sostenere i primi quattro moduli, ovvero: l’installazione di un montalettighe (ascensore medicale), di una sala di radiodiagnostica (RX) e la realizzazione di una sala per la terapia occupazionale (TO) e di una palestra per le attività di recupero e la rieducazione funzionale.

(Questo articolo di Monica Guarriello è stato pubblicato sul numero 1-2018 di Dalle Api alle Rose, pagg. 4-5)

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