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Ex voto a Santa Rita di Yves Klein al Guggenheim di Venezia
Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni Dorsoduro 701 Venezia

Il "Monocromo blu" esposto nell'ambito della mostr…

Il Card. Tettamanzi parla di Santa Rita

19/06/2012

Ecco la versione integrale dell'Omelia pronunciata il 22 maggio

Carissimi fratelli e sorelle nel Signore,

rendiamo grazie a Dio nostro Padre per questa celebrazione eucaristica nella festosa memoria di santa Rita, che tutti noi amiamo e che vogliamo oggi venerare e invocare con particolare intensità spirituale.

Non è lontana da noi

Santa Rita non è lontana da noi. Lei è qui con noi ed entra nel nostro cuore per riversarvi le grazie del Signore, di cui sentiamo di aver bisogno, e le attese e richieste che il Signore rivolge a ciascuno di noi.

Santa Rita non è lontana da noi. Lo diciamo di nuovo nella fede, in forza del mistero della “Comunione dei Santi” che avvicina e lega insieme tutti i credenti in Cristo, al di là di tutte le distanze di tempo e di spazio.

Sì, santa Rita è qui con noi. Ma insieme è qui con tutti i nostri fratelli e sorelle nella fede che, sparsi in ogni parte del mondo, oggi venerano la Santa. Ci sentiamo allora vicini gli uni gli altri nell’essere un unico grande popolo di devoti in preghiera che, tutti bisognosi di speranza e di coraggio, si rivolgono fiduciosi verso la Santa di Cascia.

Già qui troviamo un aspetto che ci sorprende: la pietà popolare verso questa santa si è diffusa, sin dall’inizio e in continuità, senza allentamenti e soste, dappertutto, dovunque si è fatta presente la Chiesa del Signore. Come mai, questa straordinaria diffusione? E questo fascino contagioso? La risposta ci viene dalla vita vissuta da santa Rita e più precisamente dal segreto che la rende meravigliosa e interessante, anche nelle situazioni più pesanti e drammatiche, ossia la sua santità, la sua forza nel perdonare, il suo intenso amore per Cristo crocifisso.

Il “messaggio” di una vita tormentata ed eroica

Conosciamo tutti, almeno a grandi linee, la vita della santa. Personalmente ho voluto rileggere la breve biografia che di lei hanno scritto le sue consorelle monache in occasione della beatificazione avvenuta nel 1628, a tanta distanza della sua morte, datata il 22 maggio 1447.

Andando oltre il linguaggio usato e con il desiderio di raggiungere un contenuto di autentica verità, mi sono interrogato sull’intreccio tra gli elementi veramente storici e quelli che sanno di leggenda, tra i dati essenziali e decisivi nel cogliere il cammino spirituale di Rita e quelli legati al bisogno dei devoti di rileggere in modo miracolistico episodi normali e comuni.

Ma ciò che è decisivo per la nostra devozione nei riguardi di santa Rita è il messaggio che ci rivolge, e che noi siamo invitati ad ascoltare e ad incarnare nel nostro vissuto quotidiano. Proprio perché “santa” in forza della sua sequela di Cristo, il messaggio che da lei ci viene è quello stesso del Vangelo, più precisamente di quelle pagine che Rita da Cascia ha ritrascritto nelle concrete circostanze della sua esistenza. È, infatti, nel suo contesto quotidiano – personale, familiare, sociale e religioso – che lei ha dato con libero amore la sua “risposta” alla “chiamata” del Signore alla santità, ha detto il suo “sì” al grande “Sì” di Dio e del suo infinito amore.

Di grande aiuto per cogliere il messaggio evangelico – la “buona notizia” – di santa Rita per noi è la liturgia della Chiesa con la Parola di Dio che oggi ha proclamato e a noi donato. E così nell’ascolto attento e meditato delle letture bibliche ci è dato di ritrovare alcuni lineamenti del volto interiore e spirituale della nostra Santa.

La grazia: chiamati a santità

In primo luogo santa Rita ci ricorda il meraviglioso “destino” che dall’eternità Dio ha fissato per noi: quello della santità, ossia dell’intima comunione di vita con il Signore Gesù, la “vera vite” feconda di cui noi siamo i “tralci”. Riascoltiamo le parole di Cristo: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”. E di nuovo, “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi…” (Gv 15, 5-7).

Il “rimanere” è uno dei temi più cari all’evangelista Giovanni; soprattutto è la verità stupenda che il Signore ci ha svelato. Lui per primo, facendosi uomo da Figlio eterno del Padre, “rimane” in noi, costituendoci nel suo Spirito figli del medesimo Padre, in possesso della stessa vita divina, la grazia.

La grazia! Ecco, con questa parola così semplice e straordinaria ci vengono indicati il dono più prezioso che Dio ci offre, la ragione più profonda della nostra dignità, il dinamismo più forte della nostra sempre più ricca partecipazione alla vita divina, il traguardo glorioso che ci attende nella beatitudine eterna. E a nostra volta, resi consapevoli di tutto questo, siamo chiamati a “rimanere” nel Signore, a vivere la nostra comunione di amore con Cristo.

Il Signore ci ha fatto per cose grandi. Per questo ci chiede una vita dagli ideali alti e forti, ci spinge alla generosità e al dono totale di noi stessi, ci attende come nostro sommo Bene e nostra intramontabile felicità.

Sì, deve essere umile il discepolo di Gesù, pienamente consapevole delle proprie debolezze e miserie, ma non mai pigro o pauroso o rinunciatario. Sempre deve essere carico di slancio spirituale, di entusiasmo, di audacia e di coraggio: la santità è il suo “destino”!

Se giustamente noi chiediamo un profondo rinnovamento della nostra società, anzi delle nostre stesse comunità ecclesiali, non possiamo però dimenticare che, se molte sono le cose richieste al rinnovamento,tra queste nulla è più necessaria ed efficace della santità della vita!

L’amore è misericordioso

Un altro richiamo ci viene da santa Rita: la forza di saper perdonare. Non c’è santità senza amore. E l’amore chiede comportamenti di pazienza e di gratuità, di tolleranza e di attesa, di comprensione e di misericordia.

A questo siamo invitati dall’apostolo Paolo, che così scrive ai cristiani di Roma: “Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non rendete a nessuno male per male… Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12, 9-21).

Sappiamo quale è stato l’atteggiamento di santa Rita di fronte all’uccisione del marito e alla tentazione che i figli avrebbero potuto avere: quella di vendicare il sangue del padre con il sangue degli uccisori. Leggiamo nella sua biografia: “Afflitta la santa vedova per l’atrocità dell’avvenimento così duro, cercò il suo conforto nell’orazione e armata di costanza invincibile, con assidue e infuocate preghiere chiedeva da Dio benedetto il perdono per gli uccisori di suo marito. Ma poiché temeva forte che i due suoi figlioli, allora assai giovanetti, non facessero a suo tempo acerba vendetta della morte del padre, si diede come meravigliosa carità a raddolcire i loro animi e a disporli non solamente alla dimenticanza, ma al perdono del commesso misfatto”. Conosciamo poi il seguito: per paura del peccato da parte dei figli, la madre “mossa da inaudita forza di carità e di zelo, con ferventissime orazioni supplicò Sua Divina Maestà che si degnasse di levarle i figlioli, se col tempo dovevano vendicarsi della morte del padre”.

Ecco il messaggio formidabile e disarmante che ci viene da santa Rita. È vero che la nostra società, specie in situazioni difficili e complesse a causa dell’egoismo e della prepotenza di non pochi, ha bisogno di giustizia, di tanta giustizia. Questa però non basta! C’è qualcosa che, pur avendo l’apparenza dell’ingenuità, della stoltezza e dell’impotenza, sprigiona un’energia che sola è capace di cambiare in profondità i cuori umani: è la misericordia, che sa perdonare. Non per approvare il male, ma per condannarlo: per condannarlo in modo più forte e dar vita così ad una vera e propria “rivoluzione”.

Se le singole persone, le famiglie, i gruppi, le comunità, l’intera società dovessero credere alla misericordia, davvero qualcosa di nuovo e di bello potrebbe modificare il volto della nostra società. Sì, dobbiamo credere al miracolo della misericordia, come ha fatto santa Rita, come ci chiede la parola di Dio: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”.

Il segreto: un grande amore a Gesù crocifisso

Se cerchiamo il “segreto” della vita santa di Rita lo troviamo nel suo grande amore a Gesù crocifisso. È la Chiesa stessa, nella liturgia della Messa, che ci spinge in questa direzione. Così ci fa pregare: “Dona a noi, Signore, la sapienza della Croce e la fortezza con le quali hai voluto arricchire Santa Rita da Cascia, perché, portando le sofferenze con Cristo, partecipiamo più intimamente al suo mistero pasquale”.

La Croce di Cristo è la sorgente di una sapienza nuova, che interpreta la realtà della sofferenza non come condanna e smacco irreparabile della vita, ma come partecipazione al soffrire stesso del Signore Gesù. E insieme è la sorgente di una fortezza nuova, che conduce a sopportare il pesante fardello delle prove e dei dolori dell’esistenza con animo forte, con la sorprendente energia che scaturisce dalla misteriosa “compagnia” del Crocifisso, che non abbandona ma si fa particolarmente prossimo a chi soffre. Anche se la vita si riempie di tenebre e appare votata al disfacimento, la grazia mette nel nostro cuore e sulle nostre labbra le parole dell’orante di Israele : “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore?” (Sl 27,1).

E c’è di più. La sapienza e la fortezza della Croce, infatti, sanno generare anche nelle forme più sconvolgenti di sofferenza la gioia, di cui ci ha parlato il vangelo: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. È esattamente quella gioia che nasce dall’amore più grande, come dice Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv15,11.13).

 

Concludiamo con una preghiera:

O’ santa Rita,

ti chiediamo la grazia di partecipare al tuo grande amore a Cristo crocifisso; di guardare ai problemi e ai drammi della vita con la sapienza e la speranza che vengono dalla Croce; di non sciupare mai il valore di salvezza che è nascosto in ogni nostra pena e fatica; di essere pronti, generosi e forti nel dono di noi stessi al prossimo bisognoso.

Ti chiediamo il miracolo della conversione evangelica, che ci rinnova il cuore e la vita:nell’ascolto attento della Parola di Dio, nell’incontro personale con Cristo nei sacramenti e nella preghiera, nella testimonianza coraggiosa dell’amore fraterno e operoso.

Fa’ che non dimentichiamo mai il destino che l’amore di Dio ha fissato per ciascuno di noi: la santità della vita.

E ripetici sempre le parole di Gesù: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

 

+ Dionigi card. Tettamanzi

Arcivescovo emerito di Milano

(L'estratto di quest'omelia, pronunciata durante il Solenne Pontificale del 22 maggio, festa di Santa Rita, è stato pubblicato su Dalle Api alle Rose 4-2012)

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