LA PAROLA ALLA DIRETTRICE

Sono arrivata a Cascia il 24 settembre del 1974 per un primo colloquio con la Badessa e la Vicaria. Sono subito rimasta colpita dall’entusiasmo e dall’amore di queste monache agostiniane verso le bambine e dalla figura della Madre Teresa Fasce che con tanta volontà ed impegno aveva creato l’opera di carità. Non sapevo nulla della storia dell’Alveare, né conoscevo la “Madre”. C’era una sua foto in direzione, la stessa che c’è anche adesso; stava lì sorridente, mi guardava ed ancora oggi sembra che mi dica: “Coraggio, è un buon lavoro”. Sono venuta a Cascia per tre giorni ed invece vi sono rimasta. Molte volte mi sono chiesta perché... Perché l’Alveare non era il “solito istituto”, c’era qualcosa di diverso e speciale. Le bambine, “malgrado tutto”, sembravano serene ed io volevo capire il perché.
Un altro aspetto molto importante era l’accoglienza verso queste minori, completamente gratuita, senza retta, a totale carico del Monastero di S. Rita Voglio sottolineare anche una curiosa sensazione che destò la mia meraviglia: la cucina. La cucina non aveva l’odore caratteristico delle cucine degli istituti. Vi sembrerà strano, ma era così; inoltre non era un posto solo per gli addetti ai lavori; le bambine, durante la giornata, vi si soffermavano a parlare con il personale e, se avevano “fame”, c’era sempre qualcuno che elargiva merende.
Ho iniziato a lavorare con alcune suore: Suor Consiglia, Suor Tarcisia, Suor Teresa, e ad altre giovani operatrici, anch’esse entusiaste e preoccupate della
grande complessità di lavoro.

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