I Fioretti

La letteratura fiorettistica non è solo del Medioevo; la troviamo presente in ogni epoca storica.

I romanzi storici che affollano le nostre librerie sono fatti fantasiosi, romanzati che girano intorno ad un fatto storico. I sogni che facciamo ad occhi aperti, le speranze che nutrono la nostra vita, non sono modi con i quali immaginiamo la realtà futura, per sottrarla al male imperante? Guai a quell’uomo e a quella donna che non sognano un futuro migliore di quello che stanno vivendo!

Con quest’animo dunque leggiamo i “fioretti”, che l’amore del popolo ha inventato per i suoi santi; nel caso nostro, per Santa Rita.

Così la vite, germogliata da un bastone secco, ha mostrato la virtù dell’obbedienza, che è un atto d’amore, come risposta alla prova cui Dio, per mezzo della Badessa, l’aveva sottoposta.

Le api che volano intorno a Rita nella culla sono segno della dolcezza, delicatezza di cui si rivestirà Rita nel corso della sua vita.

Il sogno segreto di Rita fanciulla di consacrarsi al Signore e il proposito dei genitori di trovarle un giovane con il quale formare una famiglia cristiana, sono segno dell’amore di Dio e del prossimo, precetto che compendia tutto il cristianesimo.

La tradizione poi presentandoci il giovane sposo, come arrogante, violento, ci vuole solo mettere in risalto la pazienza, lo spirito di sopportazione e l’amore di Rita sposa per il coniuge.

L’altro straordinario fioretto di Rita che, dopo esser rimasta sola per la morte del marito e dei due figli, spicca il volo dallo scoglio di Roccaporena al Monastero delle agostiniane di Cascia, aiutata dai suoi protettori San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino, vuole mostrarci il grande desiderio di consacrarsi completamente a Dio, secondo l’immagine che dell’amore dà Sant’Agostino: L’amore è il piede e la mano dell’anima: il piede perché corre in avanti, la mano perché chi ama, s’identifica con l’oggetto amato, lo possiede, lo afferra.

C’è anche il fioretto della rosa e i fichi: Rita, gravemente malata, nell’inverno prima di morire, chiese ad una parente che era andata a visitarla, delle rose e dei fichi del suo orto di Roccaporena; ella ve li trovò e li portò a Rita, che li lesse come un segno della bontà di Dio che aveva accolto in cielo i suoi due figli ed il marito.

I “fioretti” non sono favole per bambini, ma fatti che, pur se accresciuti dal forte alone di santità, affondano le loro radici nella storia.

Rita ne è una degna protagonista. Lei, che in vita era ritenuta dal popolo casciano una santa, tanto è vero che si narra alla sua morte le campane si misero a suonare da sole e l’iconografia dell’epoca la ritrae con l’aureola, è anche un personaggio storico, come è storica la sua santità.

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