Libano - Beirut

Una Santa che profuma di Cedri.

Un italiano che visita le chiese di Beirut e delle zone cristiane in Libano, può sperimentare una gioiosa accoglienza di una «concittadina» conosciuta e molto venerata. Si tratta di Santa Rita, che per certi libanesi è una Santa non solo del Libano ma anche dal Libano! La pietà popolare la sente così vicina da non poterla immaginare se non come connazionale. E non ha tutti i torti. La sensibilità nuziale-monastica della spiritualità di Rita, la radicalità del suo amore a Gesù, il radicamento della croce nella sua esistenza, e il chiaroscuro di impossibile-possibile che distingue la sua vita… sono tutti aspetti che la fanno profumare di cedri, ne fanno una santa a misura del Libano.


Non potrei essere più concreto nella descrizione, giacché la parrocchia dove ho vissuto la mia infanzia fino al giorno del mio trasferimento in Italia a 18 anni, è la parrocchia di S. Rita. Sono figlio di una mamma che mi confidò più di una volta: «Sia benedetto Dio! Adoro il Signore e amo la Madonna, ma quando voglio fare qualche chiacchierata “con l’alto”, mi sento tanto intima di Santa Rita. So che è stata mamma, e che non ha avuto l’esistenza facile, e sento che mi capisce». Questa devozione non ha niente a che fare con l’agiolatria (adorazione «paganeggiante» dei santi, ndr), ma è espressione autentica di una comunione dei santi non fatta di teorie e definizioni dogmatiche, ma della semplicità con cui si intessono i legami con la Chiesa gloriosa, con una coscienza di fede, che la gloria celeste non è sinonimo di amnesia della vita terrestre.


Mia mamma è una di tante mamme e tanti libanesi che vedono in Rita un aiuto sicuro e fedele in un paese dove la vita ha tanti “impossibili”. Questo spiega la diffusione del nome Rita (più comune del nome “Maria”, per le ragazze in Libano!), spiega anche le grandi feste che si tengono il 22 di maggio con grandi preparazioni su tanti livelli. Nella nostra parrocchia ci si prepara a livello spirituale facendo una novena di messe e preghiere; si fa un triduo di conferenze serali introduttive alla spiritualità di Rita; ci si prepara a livello giovanile con una kermesse per i gruppi giovani della parrocchia; e infine, la messa centrale della festa è celebrata dal vescovo di Beirut.


Se ci si chiede del perché di questa devozione, i motivi sono tanti. Uno in particolare è sicuramente la santità tanto straordinaria quanto quotidiana di Rita; una santità vissuta all’ombra della croce, proprio come la vita dei cristiani del Libano. Evitare la croce è un’illusione, è come volere il giorno senza la notte e la luce senza l’ombra. Il Libano, come l’Iraq e come il resto del Medio Oriente, guarda la parabola della vita di santa Rita con la speranza di vedere in essa la traiettoria della sua risurrezione, un’immagine tanto radicata nelle menti dei «concittadini dell’Araba Fenice».


(di Robert Cheaib. Articolo Pubblicato su “Dalle Api alle Rose” nr. 1-2011)

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