Italia - Castelvetrano

La comunità parrocchiale della Chiesa di Santa Maria della Salute, coltiva da anni nel suo seno un culto e una devozione specialissima per la figura di Santa Rita e della spiritualità agostiniana, in sintonia con il grande sentimento che nei confronti della Santa degli Impossibili accomuna tutti i cattolici del mondo. Questo perché la “Chiesa della Salute” è un ex convento degli Eremiti Agostiniani dal 1628 (anno della beatificazione di Rita), che ospita una grande e bella statua di Santa Rita, acquistata per volontà di tutti i devoti parecchi anni addietro.

Ma la devozione ritiana nella città di Castelvetrano ha radici ben più antiche, che risalgono ai primi del 1900, anno della Canonizzazione di Santa Rita da parte di papa Leone XIII. Basti ricordare le immagini della Santa che si veneravano nella chiesa di Santa Maria della Catena (oggi alla Salute), l’edicola sacra dei primi del ‘900 nella campagna castelvetranese e la piccola statua in Sant’Antonino al Corso, ed è proprio in questa chiesa che si iniziò a diffondere, intorno agli anni ’20, la pia pratica dei “15 giovedì di Santa Rita”.

La prima festa in suo onore, si deve alla volontà dell’allora rettore della chiesa, padre Bono. Da allora in poi e fino a oggi, il culto e la devozione alla Santa si è diffuso notevolmente grazie anche allo slancio devozionale dei rettori che si alternarono alla reggenza della chiesa del corso, primi tra tutti: padre Gaetano Parrino e Padre Antonino Trapani.

Nel 1990, la chiesa di Sant’Antonino chiuse i battenti a causa di due motivi, uno per la scomparsa dell’ultimo rettore, Padre Antonino Trapani; e l’altro, per la presenza di crepe che rendevano poco sicuro il sacro edificio. Fu in quell’anno che lo zelo pastorale del compianto parroco di Santa Maria della Salute, Don Ignazio Di Giovanna, consentì di trasferire il culto nell’ex chiesa agostiniana.

La nuova statua fu commissionata dallo stesso parroco ad una ditta romana, nel 1991, e fu eseguita in legno, di fattezze e dimensioni rispettose della statura e della fisionomia della Santa in vita, con l’abito talare bianco e nero, con gli occhi fissi su di un piccolo Crocifisso che tiene tra le mani in atto di porgere il suo divino ideale. A pagare l’opera contribuirono tutti i cittadini, attraverso la questua da parte di numerosi devoti e dello stesso padre Ignazio, il quale domandava un’offerta per l’arrivo di una sua sorella.

All’arrivo della nuova statua, una moltitudine popolare accompagnò il simulacro, oltre ai confratelli che, rincuorati dal loro Priore, trascinavano la "vara". Si accodarono i devoti per manifestare la loro devozione, vestiti con il tradizionale "abito di S. Rita", a piedi scalzi e con grossi ceri, segno di ringraziamento per grazia ricevuta.

Il Corteo storico di Santa Rita a Castelvetrano nasce dallo slancio di devozione e di entusiasmo di tutti i devoti che accolsero negli anni ’90 l’arrivo della Santa manifestando la devozione anche nell’abbigliamento; dalle prime devote in abiti monacali nacque l’idea di portare la devozione e la vita di santa Rita per le strade della Città. Il primo nucleo che diede origine al Corteo storico così come lo intendiamo oggi, si realizzò nel 1991 con la sfilata del quadro rappresentante i segni di Santa Rita e quello che rappresentava la stimmatizazione con l’angelo e la cugina con le rose. Andando avanti negli anni il Corteo storico di Santa Rita si è sempre più affrancato dalle caratteristiche di manifestazione religiosa per sviluppare in maniera esponenziale le esigenze artistiche di spettacolarità e fedeltà storica: oggi il corteo è un evento squisitamente teatrale, di teatro di strada nel senso più vivo della parola.

Lo studio della vita di questa grande Santa, ha suggerito le caratteristiche da imprimere al corteo storico che ne rappresenta i momenti più significativi attraverso otto quadri viventi che sfilano per le vie della città di Castelvetrano con ricercata solennità, complice anche la magniloquenza dei costumi, fedeli riproduzioni degli abiti dell'epoca (S. Rita bambina e suoi genitori - Scalinata della Stazione ; sposalizio di Santa Rita – p.za Nino Bixio; uccisione del marito Paolo – p.za Regina Margherita; S. Rita vedova e i due figli – p.za Carlo d'Aragona;  ingresso miracoloso in monastero e i tre santi protettori – p.za Carlo d’Aragona; stimmatizzatone di S. Rita – p.za V. Alfieri; miracolo dell’orto – p.za Diodoro Siculo; morte di S. Rita – Sistema delle Piazze).
La solennità cede alla semplicità ogni volta che uno di questi tabloids vivents raggiungono le piazze destinate alla propria rappresentazione, allorquando, abbandonata la propria fissità, i quadri prendono vita in una rappresentazione che cede alle regole del teatro inteso nel senso più puro delle proprie origini: una rappresentazione sacra con i propri spettatori intorno, teatro che nasce e si muove in brevissimo spazio di tempo, teatro che si fa e si disfa, teatro di tutti i luoghi e nessun luogo, teatro che prende i propri spettatori e li conduce per mano attraverso le vie di un paese dove si celebra la quotidianità, l’impegno e il coraggio di vivere di dignitosamente tutto ciò che si propone alla nostra vita, nel nostro ruolo pubblico e nel più intimo privato; e questo teatro itinerante assume le caratteristiche del suo argomento, come la vita di Rita: semplice e solenne.

back