La Basilica e la Beata Madre Fasce

Madre Teresa Fasce, la “monaca rivoluzionaria” che vuole con tutte le sue forze diffondere il messaggio ritiano nel mondo, promuove la costruzione a Cascia della Basilica di Santa Rita.

All’inizio degli anni ’20, la Madre matura un’idea e subito s’adopera per trovare i fondi a sostegno del suo grande progetto: fare di Cascia la città di Santa Rita, in modo che tutti i devoti nel mondo possano riunirsi sul “colle della speranza” per celebrare la Patrona dei casi impossibili. La prima cosa da fare, pensa, è un grande tempio che sia capace di accogliere i numerosi fedeli.

In tutta la vicenda legata alla costruzione del Santuario, Madre Fasce agisce sempre per il bene della comunità. Conosciuta come“la Madre”, in senso più ampio, si pone con tutta la comunità come una vera mamma, un punto di riferimento dolce e, al contempo, forte.
La Madre crede fermamente nel progetto del Santuario e lotta in prima linea per renderlo concreto. Dice: «Lo voglio benché costi, lo voglio perché costa, lo voglio a qualunque costo».

L’impresa forse, ai tempi in cui si sono svolti i fatti, sembra un’idea pazza per un paese piccolo e povero come Cascia, ma ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio. Madre Fasce ha piena fiducia nella Provvidenza, in quella provvidenza che non è passiva per essere ricevuta, ma attiva per essere accolta e partecipata. Insomma, nell’affidarsi a Dio, si rimbocca le maniche.

Erigere a Cascia quella che sarà la Basilica Santa Rita impegna tutte le energie della Madre. L’opera è titanica e la guerra contribuisce a diffondere nella gente paura e incertezza. L’edificazione del tempio, infatti, ha luogo sotto le bombe della seconda guerra mondiale. E mentre tutto crolla, la Madre costruisce, non curante del rischio di vedere abbattuto l’edificio prima che sia terminato: «Noi edifichiamo il tempio per la gloria di Dio, ma se Egli crede che a Lui verrà più gloria dalla sua distruzione sia fatta la sua volontà».

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