La Costruzione

Se Cascia, oggi, è un cuore pulsante di spiritualità, la ragione sta nelle iniziative intraprese e realizzate dalla “Madre”. Santuario, Alveare, Casa del pellegrino (oggi: Hotel delle Rose) Seminario, Casa di Esercizi Spirituali, Ospedale, non sono altro che il frutto di un unico albero coltivato da Maria Teresa Fasce.

All’inizio degli anni Venti, durante il pontificato di Benedetto XV, Madre Fasce non esita a domandare aiuti economici allo stesso Papa, il quale accoglie con entusiasmo caritativo l’umile richiesta, inviando una generosa offerta.

Una cosa è certa, i problemi da superare sono tanti, troppi, sin dal principio.

Madre Fasce non dispone di capitali, né grandi né piccoli, eppure la sua impresa giungerà a termine. Là, per il momento, c’è solo una piccola chiesa dedicata a Santa Rita.

Ma come può Madre Fasce, dall’interno della clausura, contattare persone disposte a intraprendere una “rivoluzione” in terra casciana? Si avvale innanzitutto dell’amicizia di un uomo, l’agostiniano Padre Possidio Marabottini, rettore della chiesa; poi fa propaganda e utilizza i pochi strumenti di cui dispone.

Madre Maria Teresa si serve di un periodico: lo chiama Dalle Api alle Rose. La sua diffusione è in origine molto rudimentale, ma gli scopo prefissi vengono ugualmente raggiunti.  

In quel tempo i pellegrinaggi a Cascia erano avvenimenti veri e propri. Dalle Api alle Rose capovolge la situazione, le visite all’urna di Santa Rita diventano più assidue e frequenti: i pellegrini, di conseguenza, iniziano a riempire i “bussolotti” delle offerte.

Le mura (della vecchia chiesetta) sono diventate strette e Madre Fasce ne parla con padre Marabottini: insieme discutono sulla prima tappa, l’ampliamento della chiesetta. Le offerte dei fedeli continuano ad arrivare grazie a Dalle Api alle Rose, sulle cui pagine, era stata lanciata l’idea di un nuovo Tempio.

Padre Martabottini decide così di incaricare l’architetto Armando Brasini di progettare il Tempio.

(È il 1931) il problema dei costi è sempre più grave, dopo quattro anni di oboli, i fedeli attendono l’avvio dei lavori, in più la cifra entrata nelle casse del Monastero è inferiore alle aspettative. Di qui la decisione di ridimensionare il progetto.

(Nonostante ciò) il tetto finanziario non è sufficiente a coprire le spese richieste dall’architetto e le monache chiedono di essere liberate dall’impegno.

La necessità più urgente è quella di costruire un nuovo altare che, temporaneamente, risolva il problema di rendere più accessibile ai pellegrini l’urna di Santa Rita, ormai centro di attenzione per tanti fedeli. L’altare è “pensato” dalla “Madre”, da padre Marabottini e da padre Agostino Ruelli; viene scolpito da Domenico Mastroianni che nel marmo di Siena staglia un bassorilievo in bronzo, raffigurante la carità della taumaturga.

L’impresa del Tempio, di un grande Tempio, sembrerebbe idea pazza per un piccolo e povero paese come quello di Cascia. ma ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio. Madre Fasce è sicura di sé, perché è sicura della Provvidenza. Provvidenza che arriva in buona misura (non sufficiente però per i progetti Brasini, troppo costosi) grazie ai contributi dei devoti: la causa è giusta, Santa rita deve essere presentata degnamente al mondo perché sia conosciuta, pregata, glorificata.

(Le offerte non sono straordinarie ). Qualcuno le chiede come farà a edificare un Tempio con così poco e lei, cosciente di ciò che sta affrontando, afferma che con queste piccole cifre si costruirà il Santuario.

Non è lecito licenziare il tecnico ufficiale di Benito Mussolini (Brasini), potrebbero subentrare delle pericolose ritorsioni. Dire no al Duce non si può. Allora la Madre scrive a don Luigi Orione (beatificato da Giovanni Paolo II nel 1980)… e il beato le offre subito una risposta concreta: «Si metta nelle mani del Papa come uno straccio».
L’unica soluzione è trovare un personaggio di potere pari a quello del dittatore: il Papa è la persona giusta per il momento giusto… e, non dimentichiamolo, in Vaticano già si conosce la figura di Santa Rita.

Pio XI, nel 1934, offre il suo tecnico, l’ingegnere Monsignor Maria Spirito Chiapetta, presidente della Pontificia Commissione per l’arte sacra in Italia.

Il progetto originario di Mons. Spirito Chiapetta, viene in seguito modificato da G. Calori e G. Martinenghi. Il 20 giugno 1937 il cardinale Enrico Gasparri pone la prima pietra. Solo dieci anni dopo arriva la consacrazione a chiesa, è il 18 maggio 1947. L’erezione a Basilica ha luogo il 1° agosto del 1955, ad opera di Pio XII. La storia della costruzione della Basilica di Santa Rita è tratta dal libro di Cristina Siccardi, “Maria Teresa. Alla conquista di Cascia”, Gribaudo Editore, 1993.

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