Cella di Santa Rita

Accanto alla cella dell’anello nuziale, si trova la povera e angusta cella di Santa Rita, con dentro il sarcofago in legno, detto “cassa solenne”, che ha contenuto il corpo della santa nel 1457 ca., custodendolo fino al 1745.

In questa cella la santa riposava, dedicando spesso parte della notte alla preghiera e alla contemplazione della Passione di Gesù. I documenti più antichi, come gli ex voto esaminati uno per uno nel processo di beatificazione del 1626, ci permettono di affermare che Rita prendeva molto sul serio l’invito evangelico alla vigilanza: portava il cilicio giorno e notte, digiunava frequentemente a pane e acqua, donandosi tutta al Signore. Negli ultimi anni, molto malata e non potendo più camminare, rimaneva quasi sempre in questa cella, illuminata solo da una piccola finestra, in alto a sinistra.

La CASSA SOLENNE risale agli anni 1457-1462. Secondo alcune testimonianze processuali del 1626, molto attendibili, è stata realizzata (con ogni probabilità, commissionata) da Mastro Cecco Barbari da Cascia che, storpio alle mani, viene guarito visitando il corpo della santa. Questo sarcofago ha contenuto il corpo di Rita dal 1457-62 al 1745. Al suo interno, è riposta la “cassa umile”, la prima bara di Rita. Per saperne di più, leggi anche i primi miracoli di Santa Rita.

I dipinti a tempera su legno sono attribuiti a Paolo da Visso. Al centro del sarcofago sta il Cristo in piedi dentro il sepolcro con la corona di spine sulla testa e le ferite al costato e alle mani ben visibili. È raffigurato nel momento della Pasqua, del passaggio dalla morte alla vita. Questo Gesù umiliato e glorificato è il centro della spiritualità della nostra santa.
La cassa solenne rappresenta il primo documento rilevante su Santa Rita: questa è la più antica raffigurazione della santa che, verosimilmente, ci offre i suoi tratti somatici. Il sarcofago, inoltre, rivela la storicità della stigmata, offrendo una valida testimonianza del culto nato a pochi anni dalla morte della Santa.

Sulla tavola frontale, divisa in tre scomparti, si vedono Santa Maria Maddalena, Cristo e Santa Rita, vestita da monaca agostiniana, che irradia dal capo raggi di luce; ha sulla fronte la piaga, nella mano destra una grande spina e in quella sinistra una piccola corona del rosario. Il viso, espressivo e gioioso, ispira intelligenza e forza.
Sul coperchio spiovente c’è Rita distesa serenamente sul letto di morte e, accanto alla testa, si legge un epitaffio (una lode che esalta le virtù della santa).

Traduzione dell’epitaffio solenne del 1457:
O beata, quanto ci hai illuminato
con la tua costanza e virtù davanti alla Croce
dove hai ricevuto da Cristo Re grandi sofferenze,
dopo aver abbandonato la triste vita mondana (di Roccaporena)
per andare a gioire (per osannare)
delle tue infermità morali
e sconosciute ferite della tua anima
davanti a quelle ben più atroci di Cristo!
Che merito così grande ti sei guadagnata!
Quale grande fede, superiore a quella di ogni altra donna,
ti è stata concessa !
Tanto che tu hai ricevuto da Cristo una delle sue spine,
non come ricompensa terrena
perché non hai mai pensato di aver altro tesoro
superiore a Cristo al quale ti sei interamente donata;
tuttavia non ti parve abbastanza
per considerarti ben purificata,
tanto che l’hai portata sulla tua fronte per quindici anni
prima di salire in cielo. 1457.

All’interno del coperchio, è dipinta l’anima della Santa portata in cielo da due angeli. Secondo i giudici del 1626, la cassa era molto rovinata. Solo col restauro del 1925 è stato possibile leggere correttamente l’epitaffio e distinguere chiaramente le immagini.

Sulla parete di fondo, dopo il 1920, è stata collocata la tela di C. G. Bertelli. La tela raffigura Santa Rita morente, assistita dall’angelo custode, che le indica Gesù e Maria; sul lato destro del quadro, ci sono San Nicola da Tolentino, Sant’Agostino e San Giovanni Battista.
Sopra l’altare, nei cassetti, sono conservate alcune reliquie: la tonaca di Santa Rita, il velo, le fasce usate per tergere la piaga sulla fronte, un cuscino. Furono poste qui e sigillate nel 1745.

Il soffitto e la porta, dipinti da Giuseppe Congionti, come l’altare in legno, sono stati fatti nel 1745, trasformando la cella in una cappella. In quell’anno fu posta qui la cassa solenne.
Nell’ambiente che circonda la cella di Santa Rita, puoi ammirare quattro tele di un pittore ignoto della prima metà del ‘600. Partendo da vicino la porta: La beata Rita riceve in inverno da una cugina una rosa e due fichi, L’omaggio della folla al corpo della beata Rita mentre un angelo suona le campane, Il Papa Urbano VIII approva il culto della beata Rita, Un agostiniano unge con olio i malati vicino alla tomba della beata Rita.

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