Cenni Storici

Il nome Cassia, poi italianizzato con Cascia, ha origini remote. La sua derivazione è sconosciuta, tanto che alcuni storici locali, già nel secolo XVII - non interpretando con esattezza quanto descritto da Dionìsio (o Dionigi) di Alicarnasso (60 ca. a.C.-7 a.C.) nella sua opera Storia Antica di Roma, comunemente chiamata Antichità romane - scambiano la città chiamata Cursula, posta a “80 stadi” dalla via Salaria, con l’attuale Cascia.
Su questa scia, come quasi tutti gli storici che hanno trattato l’argomento, si pone anche il casciano Marco Franceschini e quanti altri hanno scritto fino agli anni ottanta del secolo scorso. Un totale chiarimento su questo argomento, lo forniscono gli storici Agostino Serantoni (1911-1997) e Vittorio Giorgetti (1925 -2003).

In seguito alla caduta dell’impero romano, la cittadina subisce ripetute aggressioni e saccheggi ad opera dei Goti, dei Longobardi e dei Saraceni, fino ad arrivare alla dominazione dei Franchi nel 789, quando viene concessa in dono allo Stato della Chiesa per volere di Ottone I, nuovo imperatore del Sacro Romano Impero, nell’anno 962.

Solo nel secolo XI, risorge come Castrum Cassiae sul colle di Sant’Agostino, dov'è ancora oggi. Ma deve aspettare il 1198 per diventare un Comune autonomo. Successivamente, Cascia vive la breve dominazione di Federico II di Svevia, per poi tornare sotto il diretto dominio dello Stato Pontificio. In quell’occasione il papa, per premiare la fedeltà dei casciani alla Chiesa, li esonera dal pagamento dei tributi per circa sette anni.

Dopo il dominio Svevo del secolo XIII, il territorio casciano - che si trova sotto il Ducato di Spoleto di dominio papale - vive il contrapporsi delle due fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, sempre in lotta tra loro. I Guelfi parteggiano per il papato, mentre i Ghibellini sostengono le parti dell’imperatore. Solo più tardi queste diverranno lotte tra due partiti. La trasferta forzata del papa ad Avignone crea confusione in tutto il regno pontificio, Cascia compresa, generando lotte intestine tra famiglie altolocate di tutto il Comune. Verso la fine del secolo XIV, esattamente nel 1380, la calma ritornò a regnare in tutta la zona.

Il governo del Comune è dominato dalla ricca borghesia cittadina: proprietari terrieri, notabili, artigiani benestanti, tutti guelfi, sempre in lotta con i ghibellini per la gestione politica del Comune. Le liti, che sfociano in vere e proprie guerre tra famiglie, non cessano mai. In questo clima, i “pacieri” svolgono la loro incessante azione. Incaricati dal Comune, i pacieri non sono giudici di pace in senso giuridico, ma hanno il compito di riportare la pace nelle famiglie in lite tra loro. L’opera svolta dai pacieri si rivela di grande utilità per tutta la comunità casciana.

Tra i personaggi medievali più noti, spicca una piccola grande donna: Santa Rita, al tempo Margherita Lotti, i cui genitori erano pacieri.
Scopri la storia di Santa Rita da Cascia


Papa Clemente VIII, nel 1596, eleva Cascia al rango di città.
Cascia, tra le altre vicissitudini, viene gravemente danneggiata dai terremoti del 1328, 1599 e 1703. Con quest’ultimo sisma, la città è totalmente rasa al suolo, rimanendo in piedi - ma con gravissime lesioni - solo la parte inferiore. Sia a seguito del terremoto, sia per la grave crisi economica che ne consegue, molte famiglie casciane scelgono di emigrare in altri luoghi.
Le vicissitudini di questo centro sono destinate a perpetrarsi nel tempo, fino all’occupazione francese che, nel 1809, smembra dal Comune di Cascia le frazioni di Poggiodomo, Mucciafora, Roccatamburo e Usigni, per costituire il nuovo Comune con sede a Poggiodomo. Sempre in quest’occasione, viene anche sottratta al Comune di Cascia la frazione di Trimezzo, aggregata a quello di Città Reale.

Nel 1861, Cascia entra a far parte del nuovo Regno d’Italia.

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